«Carfagna gioisce. 1,8 mld (su 3,4) al Sud che invece avrebbe dovuto ricevere l’80%»

di Piernicola Pedicini, europarlamentare

Il bando in questione è quello relativo alla “Rigenerazione Urbana” a favore direttamente dei progetti immediatamente “cantierabili” e tarati su un indice (quanto piacciono questi indici fotti sud ai tecnocrati ministeriali): indice di vulnerabilità sociale e materiale.
Che, in parole povere, misura, in termini numerici, chi vive in una condizione di incertezza, che può trasformarsi, in vero e proprio disagio economico e sociale.
L’ISTAT, nel “paniere degli indicatori” per arrivare all’indice finale (maggiore di 103 alto rischio, tra 99 e 103 medio alto, tra 97 e 98 medio basso, inferiore a 97 basso rischio) mette le famiglie monogenitoriali, giovani che non studiano e non lavorano, famiglie numerose, anziani soli e persone senza titolo di studio.
Se andiamo a guardare la cartina geografica rielaborata da uno studio del 2019 su dati ISTAT dell’Università Bicocca di Milano, notiamo che le macchie di medio-alto e alto rischio (rosse e arancioni) sono prevalentemente al mezzogiorno e alle aree interne del centro nord, così come nella classifica delle città metropolitane (fonte Openpolis) , il rischio medio-alto e alto (da 99 in poi) vede primeggiare Napoli con un rischio pari a 111, seguita da Catania, Palermo e Messina, tutte sopra 103 e quindi con un rischio elevato di vulnerabilità sociale e materiale.
“I territori con un’elevata vulnerabilità sociale meritano un’attenzione particolare, anche rispetto alla programmazione degli interventi e dei servizi pubblici. Si tratta infatti di aree in cui convivono strati sociali potenzialmente più deboli. Nelle zone ad alta vulnerabilità è maggiore l’incidenza di famiglie numerose o composte solo da anziani, genitori single, giovani che non studiano e non lavorano, adulti senza titoli di studio o analfabeti, famiglie in disagio economico o che vivono in case sovraffollate. Fattori che rendono più probabile una condizione di disagio materiale. Inoltre questi territori potrebbero essere più vulnerabili durante una fase di crisi economica o di congiuntura negativa” (Openpolis). 
Di fronte a questo scenario, sbandierare come una conquista poco più del 50% delle risorse per la Rigenerazione Urbana, è semplicemente ridicolo da parte della ministra.
La cosa più buffa è la protesta dei Sindaci veneti, con in testa quello di Belluno, che si lamenta dell’indice utilizzato che penalizza il nord (!?!). “I soldi sono andati prevalentemente e quasi esclusivamente al Sud (per Massaro poco più del 50% significa quasi esclusivamente perché abituati a prendere l’80%) perché purtroppo hanno fatto una graduatoria basata sull’indice di vulnerabilità sociale. E Belluno è una città tra le più sicure, avanzate e quindi veniamo esclusi. Un vero peccato perché abbiamo presentato ben 13 progetti e tutti e 13 sono stati ammessi, ma non c’è la copertura finanziaria. Stiamo protestando a tutti i livelli, con il presidente di Anci Veneto Mario Conte, con il presidente nazionale dell’Anci Antonio De Caro, e questo perché il governo aveva promesso che avrebbe finanziato per intero tutti i progetti ammessi e invece mancano 900 milioni di copertura. Ci auguriamo che arrivino subito queste coperture. Se arriveranno saremo in grado di fare opere importantissime per Belluno e per tutto il Veneto in generale, parcheggi sotterranei, il rilancio del Nevegal con 4 milioni di euro di investimento, e tante altre cose”.
 Se a Napoli mancano le infrastrutture base per un vivere civile, Belluno si lamenta perché vuole più parcheggi sotterranei!!
Questa è l’Italia fotti sud e se per una volta viene utilizzato un indice che favorisce il sud, si levano gli scudi dei soliti prenditori. Ma non dicono che forse quel “poco più del 50%” è iniquo (al sud sarebbero spettati almeno l’80%) e soprattutto stanno zitti se, come nel bando “Asili Nido” utilizzano indici che beneficiano (stavolta sì) esclusivamente il nord.
E la ministra esulta pure!

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