Caporalato, indagata moglie del capo Immigrazione Viminale

La moglie del capo del Dipartimento per le libertà civili e immigrazione del Viminale, Michele di Bari, è tra le 16 persone indagate in un’inchiesta per caporalato dei Carabinieri e della procura di Foggia che ha portato all’arresto di cinque persone, due delle quali in carcere. In carcere sono finiti due cittadini stranieri, un senegalese e un gambiano, mentre nei confronti degli altri tre arrestati da parte dei carabinieri sono stati disposti i domiciliari. Per gli altri 11 indagati, tra i quali appunto la moglie del prefetto Di Bari, è scattato l’obbligo di firma. L’indagine, che ha interessato attività comprese tra luglio ed ottobre 2020, ha portato anche ad una verifica giudiziaria su oltre dieci aziende agricole riconducibili ad alcuni degli indagati. La donna, come tutti gli indagati, deve rispondere di pesanti accuse come intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. L’operazione à stata portata a termine dai carabinieri della compagnia di Manfredonia e dal nucleo dei carabinieri dell’Ispettorato del lavoro. Una vera e propria bomba sul Viminale e la titolare Luciana Lamorgese che avrà tra le mani una bella gatta da pelare. Il capo dipartimento di Bari “ha rassegnato le proprie dimissioni”, rende noto il Viminale. Di Bari è stato prefetto di Vibo Valentia, dal 2012 al 2013, e di Modena, dal 2013 al 2016, e di Reggio Calabria fino al 2019. Dal 14 maggio 2019 – quando a capo della sicurezza italiana vi era il leader della Lega Matteo Salvini – di Bari è a capo del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione.

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