Braia e Polese: «Infermieri di comunità anche in farmacia e risorse dal fondo sanitario»

“Il nostro emendamento per la stabilizzazione del personale sanitario assunto in emergenza covid, che riguarda oltre 400 operatori è un primo e importante passo. A cui si aggiungono l’estensione alle farmacie territoriali come luogo dove gli infermieri di comunità potranno svolgere le attività e poi anche un altro nostro emendamento che, dal punto di vista economico, rende attuabile nel tempo la stessa, in quanto prevede che le risorse debbano essere ricercate, dal 2022, nel Fondo Sanitario, come previsto dal DL 34 del 2020. E’ questo l’apporto, modificato in Consiglio dalla collega Sileo proponente della norma, che come Gruppo Italia Viva abbiamo voluto dare alla proposta di legge, approvata ieri, anche con nostra soddisfazione, nelle commissioni e in Consiglio. Prima di attuare questa legge bisognerà assumere, dal momento che, solo negli ultimi 2 anni la situazione è passata da critica a drammatica, con dati di regressione del personale medico e infermieristico per altre 184 unità passate, da 2165 alle 1981 di oggi. Il percorso assunzionale pertanto deve essere rimesso al centro per l’insostenibilità delle situazioni che, sia in ASM che in ASP, riguardo l’organico sanitario. La stabilizzazione è il punto fermo da cui partire per programmazione ulteriore”. Lo dichiarano i Consiglieri Regionali Luca Braia, capogruppo Italia Viva e Mario Polese.
“La PDL che abbiamo contribuito a definire – proseguono Braia e Polese – è chiaramente parte della riforma sanitaria indirizzata dal Pnrr nazionale e, di fatto, ne anticipa un pezzo significativo che però avremmo voluto fosse da esso anticipata per logica e strategia. Una pianificazione che sarebbe dovuta arrivare prima per la sanità lucana. Diamo atto che si avanza di qualche passo con questa proposta di legge proposta utile ed efficace per l’intero sistema. Riteniamo fondamentale, oggi più che mai assicurare un supporto concreto e tangibile, da parte della Regione Basilicata, a tutti coloro che versano in condizioni di fragilità, non autosufficienza e difficoltà economica, garantendo un servizio infermieristico quanto più ramificato possibile sul territorio e che ha conoscenza dei contesti sociali. Del servizio però bisognerà valutare la reale fattibilità e come Gruppo Consiliare monitoreremo affinché questo accada. 8 unità ogni 50.000 abitanti, in Basilicata, rischiano – concludono i due consiglieri regionali di Italia Viva – di essere un numero risibile se, con questi numeri, si devono poi raggiungere 30/40 comuni. Sarebbe molto più adeguato poterne avere 230 (1 ogni 2500 abitanti) di infermieri di comunità, per come previsti nel piano Agenas consegnato due mesi fa e di cui nessuna discussione si è più generata in sede Consiliare”.

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