Basilicata. La Lega perde ogni giorno “pezzi”

Pesante j’accuse.

Abbandonano il partito i candidati alle Elezioni regionali 2019 Antonella Grilli (Grottole), Francesco Osnato (Lauria), Mariassunta Tarallo (Maratea) e i militanti Antonio Fazzino (Matera), Camillo Paladino (Pomarico), Roberto Tedesco (Marsico Nuovo). Di seguito le motivazioni e le accuse alla formazione politica che governa la Regione. Ormai un partito allo sbando.

“Per noi, candidati Lega alle regionali del 2019 e militanti Lega, è un giorno poco piacevole, perché nostro malgrado prendiamo le distanze ed abbandoniamo il partito in cui avevamo creduto e che per esso ci siamo spesi a vario titolo, mettendo a disposizione il nostro impegno e la nostra modesta credibilità maturata nell’attività politica e professionale nel corso degli anni. Estendiamo, tenendo conto che si tratta di un rapporto bilaterale paritetico, i ringraziamenti al Partito per il percorso che abbiamo condiviso, pur consapevoli del fatto che fino ad oggi nessun merito ci è stato e ci sarà riconosciuto per l’impegno profuso e per i risultati prodotti. La Lega in Basilicata si è presentata come “PARTITO DEL CAMBIAMENTO”, purtroppo un cambiamento che non si è appalesato e che noi non abbiamo riscontrato sia nelle politiche ed azioni del Governo regionale, promesse ed annunciate attraverso le linee programmatiche elettorali, sia nella presa in considerazione ed attuazione delle istanze prodotte dai territori tramite chi, come noi organici al Partito, avrebbe dovuto essere il raccordo tra le diverse esigenze territoriali e le Istituzioni regionali.
Sono trascorsi quasi tre anni dalle Elezioni regionali e, nonostante il Covid, ci saremmo
aspettati dei segnali forti che avrebbero consentito quel cambio di passo decantato e gridato dai palchi elettorali, peraltro tanto atteso e sperato dalla popolazione lucana che, convinta, corrispose il consenso. Oggi, nostro malgrado, constatiamo una riproduzione dei soliti vecchi schemi politici adottati da chi ha gestito il potere precedentemente; in buona sostanza registriamo una chiusura del Partito attraverso la tutela di rendite di posizione, secondo una logica di spartizione “ad personam” e non secondo criteri meritocratici e secondo un progetto, a garanzia di un cambio di passo orientato verso la crescita della Basilicata ed il conseguente consolidamento del consenso da parte della Lega. Se si analizza l’organigramma del partito Lega, si può facilmente constatare come il life motive sia quello di aver costruito un “CERCHIO MAGICO”, in cui proliferano sovrapposizioni di incarichi istituzionali e di partito in capo alle stesse persone, in palese contraddizione con una logica avulsa da conflitto di interessi e prodromica ad una crescita fisiologica che necessariamente dovrebbe passare attraverso il coinvolgimento di tutti coloro che si sono messi in discussione, sono stati i portatori di istanze dei territori ed hanno contribuito a far sì che la Lega fosse maggioranza in seno al Consiglio Regionale. Oggi la Lega lucana presenta al suo interno una forte litigiosità che non giova in alcun modo a nessuno – non giova al Governo regionale e non giova ai lucani – una litigiosità le cui cause per quanto detto sono facilmente desumibili. In Consiglio regionale abbiamo assistito a delle emorragie non di poco conto nella Provincia di Potenza, in primis l’abbandono dell’ex Capogruppo Lega Tommaso Coviello, il quale è confluito, senza neanche transitare nel Gruppo Misto, in Fratelli d’Italia, inoltre abbiamo registrato la fuoriuscita dalla Lega dell’ex Segretario provinciale, nonchè Sindaco di Avigliano Giuseppe Mecca, il quale è stato seguito dalla sua Amministrazione, del Consigliere del Comune di Potenza Rocco Barnabei, e per la Provincia di Matera, non da meno, evidenziamo la fuoriuscita dalla Lega di Vizziello, ex Coordinatore cittadino di Matera, oggi Consigliere regionale e Segretario provinciale di Fratelli d’Italia, dell’ex Segretario regionale Antonio Cappiello, del Consigliere comunale Francesco Lisurici, dei referenti di Irsina e di Montescaglioso. La quantità e la qualità delle fuoriuscite dalla Lega testimoniano che esse non sono fisiologiche ma patologiche a causa di una mala “gestio” che non ha saputo evitare questi accadimenti o che volutamente abbia voluto allontanare una classe dirigente non rispondente a certe logiche. Oggi i dati delle elezioni amministrative 2021 parlano chiaro. I risultati al Comune di Matera sono eloquenti, di fatto nessun esponente della Lega è presente in Consiglio comunale; negli altri Comuni lucani, dove si sono tenute le amministrative, in molti casi non vi è alcuna presenza della Lega nei Consigli comunali, in altri vi è una bassissima presenza, ergo la Lega, invece di avanzare rispetto al 2019 in cui è stata il maggior azionista in seno alla maggioranza del Consiglio regionale con ben sei Consiglieri, arretra perché, proporzionalmente a quel risultato, non è stata in grado di mettere a frutto il successo elettorale regionale conseguito attraverso politiche ed azioni adeguate. Evidentemente, finito l’effetto Salvini, è emersa l’amara realtà della mancanza dei fatti alle promesse, a cui bisogna aggiungere quel mancato organigramma meritocratico e funzionale al raccordo tra Governo regionale e territorio. Alle porte delle Elezioni provinciali, dove i risultati ricalcheranno quelli delle recenti comunali per logica deduttiva – a votare saranno i Consiglieri dei Consigli comunali delle Province le cui maggioranze da poco espresse non lasciano spazio a sorprese – registriamo che la Lega è l’unico partito del centrodestra che non ha presentato il simbolo ma si avvale di un contenitore civico, ‘La Provincia dei 100 Comuni’. Il civismo se è giustificabile nelle tornate comunali non lo è per le provinciali. La lettura che diamo a questa scelta della Lega lucana vede, da un lato la furbizia strategica per cercare di attrarre più voti, in quanto è palese la mancanza di attrazione degli elettori verso un simbolo che non è stato corroborato da una effettiva azione di cambiamento, dall’altro il non volersi misurare, nascondendosi in caso di scarso risultato dietro il civismo. Noi, presenti in conferenza stampa, abbiamo cercato una interlocuzione all’interno del partito Lega con il Commissario Marti, il quale non si è preoccupato minimamente di riceverci alfine di ascoltare le nostre istanze e proposte. Impossibilitato a suo dire per impegni precedenti, Marti ci ha proposto un incontro con il suo vice, il Consigliere Massimo Zullino, da noi non accettato perché, senza nulla togliere a Massimo Zullino, dopo circa tre anni, le risposte le avremmo meritate e volute discutere senza interposta persona, mediante un confronto dialettico diretto. Nello spirito di una proficua collaborazione ed alla ricerca di un punto di convergenza, abbiamo cercato un altro incontro, lasciando piena facoltà al Commissario di scegliere il giorno, il luogo e l’ora, in funzione dei suoi molteplici impegni. L’incontro è stato fissato il 29 novembre scorso ma non si è tenuto, Marti non ha mai fornito né luogo, né orario, né motivazioni, né una mail, né una telefonata, nè un whatsapp, dimostrando poca correttezza e sensibilità nei confronti di chi fa parte della stessa famiglia ed ha manifestato con candidature ed impegno a vario titolo a partecipare
alla vita del partito. Al termine della nostra esperienza in Lega siamo giunti alla seguente conclusione: chi non si uniforma e si sottopone al volere di coloro che, per leggerezze ed errori compiuti dai leghisti del primo momento, per primogenitura, per loro fortuna, si sono trovati a gestire il partito in Basilicata, è reo di una sua autonomia intellettuale e per questo non è ben visto e viene messo ai margini. Il protagonismo e l’azione di partito da parte di pochi se da un lato favorisce le rendite di posizione, dall’altro non favorisce un’apertura ed una crescita a trecentosessanta gradi. La crescita avviene soltanto attraverso le differenti vedute e personalità a confronto, che tradotte sono il valore aggiunto di un’azione politica rappresentativa delle istanze provenienti dai territori, veicolate tramite i militanti che hanno dimostrato di volersi impegnare, dunque anche da quei militanti e candidati come noi che, oggi sono mal visti perché non organici al sistema, dunque elementi di disturbo, ieri ben visti in quanto utili portatori d’acqua. Con questa logica non saremo i primi a prendere le distanze dalla Lega, perché gli altri ci hanno preceduto, ma non saremo neanche gli ultimi, perché quando i risultati positivi verranno meno e le poltrone si ridurranno, il “CERCHIO MAGICO” inevitabilmente si restringerà e l’attività politica lascerà sempre più il posto alle lotte interne che sfoceranno in ulteriori emorragie. Questa è una Lega che non ci appartiene, in cui noi non ci identifichiamo e per questo prendiamo le distanze, ovvero una la Lega raffigurabile metaforicamente come il cane che si morde la coda, si avvita su se stessa e non è capace di costruire futuro”.

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