Bardi si dimetta da presidente della Regione Basilicata!

Ormai siamo al colmo. La maggioranza dei lucani sta capendo di aver consegnato “’a pazziella ‘n man‘ ‘e criature”. Da buon napoletano Vito Bardi comprenderà il significato di queste parole. Alla Regione regna l’immobilismo più totale in termini di provvedimenti a favore della popolazione e tanto per far vedere che qualcosa riesce a muovere ha generato una involutiva “tempesta in un bicchiere d’acqua” all’interno degli uffici grazie, e non solo, anche ai consigliori, inadeguati e provenienti da altre realtà territoriali. Per Bardi i lucani non hanno le capacità intellettive e sono buoni solo per tirare la “carretta” con tanto di giogo serrato alla gola. Forse sarebbe auspicabile per il bene di questa terra che Draghi si traferisca al Quirinale e riporti gli italiani al voto. Cosa per giunta auspicata anche da Fratelli d’Italia. Ciò potrebbe significare che il caudillo di via Verrastro “scenda in campo” con tanto di divisa mimetica e si candidi al Senato, liberando la Lucania da questa zavorra. Al generale non sono bastati i fischi presi al Viviani, forse aspetta i forconi sotto il Palazzo? La maggioranza di governo alla Regione per tutta la campagna elettorale aveva sbandierato ai quattro venti lo slogan del “cambiamento”, che ormai desta solo ilarità in chi segue le vicende politiche del Palazzo. Tant’è che si continua con il solito “leitmotiv” che ha contraddistinto le passate legislature, anche se questa volta in peggio. La particolarità di questa amministrazione sta nel solo fatto di trastullarsi con manovrine di spostamenti di dirigenti da qui a lì, con un fermo dell’attività gestionale pericolosissimo e mai verificatosi prima in pieno novembre, mese a ridosso della chiusura di esercizio finanziario in cui di solito si concentrano i picchi di liquidazioni di fine anno. Ai primi di dicembre infatti la Banca d’Italia non consente più che girino pagamenti e con più di due settimane di blocco delle attività degli uffici, per decadenza dei dirigenti uscenti mentre si attende che entrino in operatività i nuovi, magari assumendo funzioni ancora sconosciute, il rischio che anche la spesa comunitaria si areni e i fondi europei tornino a Bruxelles è enorme. Se questo è il bene dei lucani, come ha propagandato Bardi, questi ultimi dovranno farsene una ragione.

E che dire delle dimissioni

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Giulio Tompesi
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