Allarme stagflazione per l’economia mondiale

I mercati mondiali nelle ultime settimane non nascondono una certa agitazione, spaventati dal rischio di stagflazione, ossia da una fase economica in cui le pressioni inflazionistiche rimangono alte ma la crescita ristagna. Il timore degli operatori è che le spinte inflattive possano, da una parte, spingere le banche centrali verso una normalizzazione della politica monetaria e, dall’altra, avere un impatto negativo sulla crescita, producendo appunto il fenomeno della stagflazione.

Ci troveremmo così di fronte, rileva il Financial Times, ad una situazione che riflette quella che si registrò all’indomani della seconda guerra mondiale: quel che è certo è che i banchieri centrali devono ora camminare su una corda tesa e tenere d’occhio contemporaneamente i dati economici, i rapporti qualitativi sulle catene di approvvigionamento e i sondaggi sulle aspettative di inflazione.

“Le circostanze storiche non si ripetono mai perfettamente e forniranno, nel migliore dei casi, una guida imperfetta al percorso dell’economia nei prossimi anni” scrive il Ft. Però sono valide nel fornire “un esempio” di quanto costerebbe un “passo falso”.

Certo che poche prospettive sono peggiori per un’economia della stagflazione: questo perché i valori delle attività sono rapidamente erosi dall’inflazione, così come i rendimenti del capitale, ma, a differenza dell’inflazione che potrebbe accompagnare l’alta occupazione, l’impatto sul mercato del lavoro è negativo in quanto i salari scenderebbero.

“Fortunatamente è chiaro che l’economia globale non sta ancora sperimentando questo esito infelice” scrive il Financial Times: quello che preoccupa quindi è solo un orizzonte temporale nel lungo termine, in quanto le economie sono ora sostenute da una massiccia quantità di stimoli. Mentre l’inflazione è in rialzo con la riapertura delle economie, lo stesso vale per la crescita. Certo, è da aspettarsi una leggera decelerazione nel ritmo di espansione nel momento in cui le economie vanno normalizzandosi dopo la pandemia.

Tuttavia, gli investitori sono in allarme per la combinazione di interruzione della catena di approvvigionamento, alti prezzi del petrolio e carenze di manodopera. Le pressioni temporanee sui prezzi potrebbero essere incorporate in aspettative a più lungo termine e durare anche quando la spinta alla crescita dalla riapertura svanisce.

Per il momento, tutto quello che le banche centrali possono fare è essere attente ai rischi e continuare con i loro piani per allentare gradualmente i loro programmi di stimolo. Secondo il Ft, da parte loro i governi dovrebbero valutare ora le necessarie riforme sul lato dell’offerta per allentare i colli di bottiglia.

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