Al massimo cobelligeranti

Parrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, che i sindacati siano tornati a fare i sindacati, almeno in materia di pensioni. La cosa è sconvolgente perché addirittura arrivano a porsi in contrasto nientepopodimenoché con Draghi, pensa te. Draghi pare si sia innervosito, ma, direbbe Renzi, apprezzabile creatore di slogan, “si chiama politica”, caro Draghi. Questi è passato dal “è il momento di dare non di chiedere” al muscolare “dovete dare”, prima che la situazione sia considerevolmente migliorata, anzi! Sia chiaro a Draghi e una volta per tutte, che sarà pure cresciuto il pil, ma chi stava male sta ancora male.

I partiti, invece, ancora sonnecchiano, sebbene la gente li stia silenziosamente mandando tutti a quel paese, evitando di votare, che è la maggiore ingiuria che un popolo dignitoso e pacifico può rivolgere alla politica.

Il premier non ne vuole sapere, comunque, e, perbacco, tira dritto, almeno così titolano i suoi giornali. Tirare dritto significa che, preparato (lui da solo) un piano, questo si rispetta, punto e basta. Gli sfugge che regna ancora in una repubblica parlamentare, in una seppur decrepita democrazia, che pure può avere un sussulto prima di crepare definitivamente.

La differenza fra la democrazia e il draghismo sta in questo: la prima presuppone la politica, il secondo la evita. E pretende di evitarla e quando se la trova fra i piedi digrigna i denti. Questo è un atteggiamento da evitare, però, non vorrei che uscisse fuori spudoratamente il ducetto-professore con la bacchetta in mano e gli idranti di supporto, per usare la prima coi partiti e i sindacati e i secondi con i manifestanti, con costante perseveranza.

I giornali ancora gli stanno dietro, ma durerà poco. L’italiano si stanca presto, soprattutto dei perfettini come Draghi. Ricordate Monti? Accolto con gli hip hip urrà, cantato come l’uomo semplice che va a messa senza scorta e poi alle prime elezioni scartato come frutta marcia. I giornali aspettano un input serio. Da servitori del potente di turno aspettano di intravedere chi sarà il potente di domani per schierarsi fieramente al suo fianco. E’ la storia dell’Italia, degli italiani, i quali hanno fiuto e sentono prima cosa potrà accadere e si preparano per tempo. La valigia sempre pronta, perché la verità è che non i parlamentari ma gli italiani non sopportano alcun vincolo di mandato o parola presa o promessa fatta, mettiamocelo in testa. Si spostano dall’amore per il duce a quello per la democrazia, dal rispetto delle regole alla loro violazione costante, dalla messa domenicale al peccato quotidiano.

Mai seriamente alleati di nessuno, al massimo cobelligeranti, come venimmo definiti a metà seconda guerra mondiale dagli alleati.

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