Afghanistan, il sistema sanitario è al collasso

Il sistema sanitario afghano, «da anni fragile e afflitto da grandi lacune, è a rischio collasso, mentre i bisogni della popolazione restano enormi». A dirlo è l’ong Medici Senza Frontiere, che in una nota racconta di assistere in queste ore a un «preoccupante aumento dei casi di malnutrizione, cresciuti del 40% tra maggio e settembre rispetto allo stesso periodo del 2020» in particolare a Herat. Il picco di malnutrizione nel 2021 ha superato i livelli abituali sia in termini di intensità che di durata, si spiega, e a settembre si è registrato un ulteriore aumento invece della solita diminuzione dei casi.

L’accesso alle cure mediche in Afghanistan era un grande problema già prima della presa di potere dei talebani, ma oggi la situazione è ulteriormente peggiorata a causa della sospensione di gran parte degli aiuti internazionali, compresi i finanziamenti della Banca Mondiale per i programmi medici di base dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella provincia di Herat, ricorda MSF. Il paese, lo abbiamo testimoniato sul campo, è sull’orlo del baratro. «Il centro nutrizionale di MSF a Herat registra oltre 60 nuovi ricoveri a settimana. Il numero di pazienti è il doppio rispetto alle capacità della struttura e così abbiamo deciso di aumentare i posti letto. Alcuni pazienti vengono anche da province lontane come Badghis, Ghor e Farah, effettuando viaggi superiori a 100 chilometri», racconta oggi Mamman Mustapha, ex capo progetto di MSF a Herat.

L’aumento dei casi di malnutrizione nell’area è probabilmente indicativo della più ampia situazione in Afghanistan, si legge ancora nella nota di MSF: la carenza di strutture sanitarie funzionanti, la crisi economica (con un tasso di inflazione fino al 30% sui prodotti alimentari), la chiusura delle banche e una siccità che si prevede persisterà per tutto il 2021. «A causa dei mancati finanziamenti, le strutture mediche della zona stanno chiudendo o sono ridotte a fornire servizi minimi sfruttando tutte le risorse disponibili. Non abbiamo alcuna prospettiva su ciò che accadrà a queste strutture. La gente è povera e senza lavoro, non può permettersi cure private, e alcune delle organizzazioni umanitarie che prima lavoravano nella zona devono ancora riprendere pienamente le loro attività. I bisogni sono ovunque mentre il sistema sanitario sta crollando», dice Mustapha di MSF.

L’ospedale regionale di Herat, dove l’ong gestisce il centro nutrizionale, «ha perso alcuni dei suoi collaboratori chiave, come il direttore e alcuni dei medici più esperti, fuggiti prima dell’arrivo al potere dei talebani», spiegano ancora dall’ong. «Al di fuori del centro nutrizionale di MSF, gli stipendi non vengono pagati da cinque mesi, non ci sono abbastanza forniture mediche, né soldi per pagare i lavori di manutenzione». MSF ha iniziato a lavorare in Afghanistan nel 1980, interrompendo le attività dal 2004 al 2009 in seguito all’uccisione di cinque membri del proprio staff nella provincia di Badghis. Attualmente i team di MSF svolgono attività mediche a Herat, Kandahar, Khost, Kunduz e Lashkar Gah.

Default image
radionoff
Articles: 5813

Leave a Reply