113 anni, giovane e forte. Ora non c’è più

Il fatto. Un abete di oltre 110 anni, alto 28 metri è stato espiantato e trasportato al Vaticano per fungere da albero di Natale in piazza San Pietro. L’operazione, pare totalmente lecita, è avvenuta con tanto di autorizzazione dell’ente responsabile e l’albero, dopo aver fatto mostra di sé durante le festività verrà utilizzato per creare opere tipo scrivanie pregiate o chissà cos’altro. Il taglio ha reso felici i responsabili, tronfi per cotanta generosa offerta, tristi gli abitanti di Andalo, il comune che ha subito lo scippo.

Il taglio ha rispettato “rigorosamente” le regole e non ha comportato una compromissione dell’equilibrio naturale della zona.

Questo, appunto, il fatto. Ora qualche considerazione.

La sensibilità verso gli animali ha subito negli anni un notevole accrescimento. Non è possibile, per esempio, farne scempio, maltrattarli e ammazzarli, così, secondo il perverso gusto di qualcuno.

Per le piante la sensibilità è anche cresciuta ma ancora non tanto da convincere il Papa, che sull’ambiente ci ha scritto una apprezzatissima enciclica, pensa te, a preferire forme meno sfarzose e tragiche per festeggiare il Natale.

Un albero ultra centenario è qualcosa che si radica nel paesaggio e nel cuore di chi se lo trova di fronte, specie se quotidianamente. Fare “l’albero di Natale” è un tipo di festeggiamento che potrebbe essere anche passare per formule meno cruente, specie si deve erigerlo nel cuore della religione cattolica.

Il Vaticano, e per lui innanzitutto il Papa, ci ha fatto una magra figura, pessima, ha mostrato una incoerenza di fondo immane, ha preferito il fasto al gesto umile, la rappresentazione, peraltro non religiosa, dell’abbondanza alla esaltazione dell’umiltà e della povertà, un’azione schizofrenica che nasconde o sciatteria o un becero cinismo. Il classico esempio del predicare bene e razzolare male, il contrario, esatto, di quello che ci si aspetta da Papa Francesco.

Ne ha parlato, con voce flebile, qualche giornale, ma la notizia è trapelata per vie traverse solo qualche giorno dopo l’accaduto. Qualcuno, fonte Vaticana, si è già premurato di dire che Papa Francesco non ne sapesse niente, può essere e se fosse così vuol dire che al papa non dicono un bel niente, perché nascondergli un avvenimento così ingombrante, come la realizzazione di un albero di Natale di 28 metri, previo suo taglio, ammazzato a oltre 110 anni, che caratterizzerà le festività natalizie e che lui dovrà tenersi davanti per più di un mese, lì a ricordargli il suo sacrificio, significa nascondergli anche i conti del bilancio Vaticano. Ma diciamo che sarà così, che non ne sapeva niente. Bene come ha reagito alla notizia? Con un placido, serafico, indifferente silenzio. Tutto molto cattolico, non c’è che dire.

Avrebbe potuto chiedere scusa, accusare i responsabili, e ristorare la comunità di Andalo, per esempio,  dichiarando solennemente che non accadrà più. Fa ancora a tempo, comunque.

Certo, ci sarà anche chi plaudirà all’avvenimento, e saranno anche tanti. Ma temo che il disagio che la notizia ha portato a me, sarà percepito da tantissimi e l’aver offuscato la notizia è semplicemente omertoso. Evito il banale gioco dell’ “e se l’avesse fatto Berlusconi”, perché non ne vale la pena.

Io ho provato dolore, come se fosse stata tolta la vita a un elefante solo per trattenere le sue zanne, roba che ritengo da criminali e provo dolore di fronte alla incoerenza più eclatante.

Come un sacrificio letto in un passo della Bibbia, solo che quello era per Iddio, questo sono solo per il sedicente vicario di Dio sulla terra, di elezione umana, per legge dell’uomo interprete della volontà di Dio.

Amen.

PS: rimane il messaggio ai meno sensibili. Neanche tanto subliminale. Sacrificare un albero per il godimento visivo dell’uomo, per fare festa si può, magari trova anche la benedizione di Dio. E meno male che è la festa in cui si è più buoni. Ri Amen.

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Luciano Petrullo
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